mercoledì, 29 marzo 2006, ore 12:44

Tv Utile

Vi consiglio vivamente di non perdere la prossima puntata di...........

L'ospite della puntata sarà l'esperto di fertilizzanti il dott. Silvio B. che ci enuncerà la sua ultima scoperta di un potente fertilizzante Cinese composto al 90% da materie organiche "umane".

Durante la puntata avverrà anche la presentazione del nuovo libro di suor Germana.....

 

Freedom Island in esclusiva vi propone una delle migliori ricette del volume...
N.B. Il costo della ricetta e nettamente basso.. in quanto la materia prima  puo essere prodotta direttamente in casa...... (sempre che abbiate sposato un Cinese......)


Zuppa di Cinese Giovane

Ingredienti per 8 Persone

 100 grammi di burro
 40 grammi di farina
 1 Cinese Giovane (eta 3-4 mesi)
 q.b. di sale
 2 carote
 sedano
 1 cipolla
 prezzemolo
 noce moscata
 3 cucchiai di crema di latte
 chiodi di garofano

Svuotare il Cinese e fiammeggiarlo. Lavarlo con cura sotto l'acqua corrente e lasciarlo sgocciolare. Mondare e lavare le verdure. Far fondere il burro a fuoco dolcissimo in una casseruola capace, aggiungere la farina, mescolare e, mantenendo la fiamma al minimo, farla schiumare per qualche secondo quindi ritirare la casseruola dal fuoco. Quando il composto si sarà intiepidito, aggiungere due litri abbondanti di acqua calda, mescolando con una frusta perché non si formino grumi. Rimettere la casseruola sul fuoco, salare ed aggiungere l'estratto di carne, le carote, il sedano, il prezzemolo e la cipolla steccata con i chiodi di garofano. Unire anche il Cinese, incoperchiare e, quando riprenderà l'ebollizione, regolare la fiamma al minimo e proseguire la cottura per circa un'ora e mezzo fino a quando la carne sarà cotta e quasi staccata dalle ossa. Togliere il Cinese con una schiumarola, spellarlo e disossarlo con le mani. Tenere da parte i due petti e mettere il resto della carne nel bicchiere del mixer. Unirvi qualche cucchiaio del brodo di cottura e frullare fino ad ottenere una purea liscia che verserete in una casseruola. Diluire con tutto il brodo di cottura passato al colino e regolare di sale. Insaporire la zuppa con una grattatina di noce moscata ed unirvi il petto di Cinese tagliato a filetti quindi scaldarla e versarla nella zuppiera.

Buon appetito!!!!!!!!!

 

ThePacky
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martedì, 28 marzo 2006, ore 11:25

Medaglie al Valore

«Quattrocchi, ammirato da tutto il mondo»   (Il Giornale)
 
 
Alla Signora Sgrena, gradirei sapere come giudica quei minatori che lasciarono la Sicilia, la maggior parte figli di contadini, finiti nell'inferno delle miniere del Nordeuropea, a 800 metri sotto terra, infilati in cunicoli da talpe di 60 centimetri. Ebbene questi poveri disgraziati, anche loro guadagnavano dieci volte di più che nel loro paese, anche loro, con il loro lavoro, arricchivano sempre più i loro padroni! Anche loro erano armati, non certo di armi da fuoco ma di coltelli per difendersi dalle scorribande punitive di bande di belgi,  francesi e nordafricani che di notte li attaccavano nelle loro baracche al grido di «Salop sicilien! Vaju! Mafiosi fascisti!». La loro colpa era quella di essere lì per sfamare le loro famiglie. Non c'erano i Bertinotti, i Cento, Pecoraro, l'Unità e il Manifesto che li difendessero! Non interessavano! Neanche quando morivano sul lavoro. Domando: che differenza c'è fra loro e Quattrocchi? Anche loro erano mercenari! Ora le dico perché lei come tutti del Manifesto meritate il disprezzo degli Italiani:  per causa del cancro mafioso il popolo siciliano, quello sano e dignitoso, ha dovuto subire l'onta di questa nomea. Poi viene fuori un piccolo uomo, figlio di quella terra, che affronta la morte con dignità straordinaria suscitando l'ammirazione di tutto il mondo e dimostrando che la Sicilia non genera solo mafiosi ma anche puri eroi degni di essere ricordati come i cavalieri normanni e gli eroi dell'antica Grecia. E lei lo qualifica come un vile mercenario? Le faccio una confidenza: per la gente è lei la prima causa della morte di Calipari, se non tutta almeno la buona parte. Abbia almeno la dignità di starsene zitta e di sparire!


Ecco la vera motivazione della Medaglia al Valore di Quattrocchi..... Il Giornale ci ha illuminato.... cioè il Quattrocchi è stato premiato perchè: ha dimostrato che la Sicilia non genera solo mafiosi ma anche puri eroi, degni di essere ricordati come i cavalieri normanni e gli eroi dell'antica Grecia.
In pratica se Quattrocchi fosse stato che ne sò Lombardo o Veneto allora non sarebbe stato premiato?????       PARADOSSALE.......
Dopo questa ulteriore "sparata" si è consolidata in me l'idea che Il Giornale sia la risposta italiana a Topolino...........

Ora mi sorge un dubbio atroce... la proposta dell'assegnazione della Medaglia è stata fatta da AN il partito che ha sempre fatto di Quattrocchi una sua bandiera, tutto questo ha il sapore di un subdolo stratagemma politico....
Se è vero che, come dice il Governo, la Medaglia è stata assegnata ad un uomo che si è sacrificato per la patria perchè non e stato fatto lo stesso con chi lo  Meritava in Primis ????

Carabinieri:
Domenico Intravaia: 46 anni, di Monreale, appuntato dei Cc in servizio al comando provinciale di Palermo; sposato e con due figli di 16 e 12 anni. Lascia anche l' anziana madre, il fratello gemello e due sorelle.

Orazio Majorana: 29 anni, di Catania, carabiniere scelto in servizio nel battaglione Laives-Leifers in provincia di Bolzano.

Giuseppe Coletta: 38 anni, originario di Avola (Siracusa) ma da tempo residente a San Vitaliano, in Campania, vicebrigadiere in servizio al comando provinciale di Castello di Cisterna (Napoli); sposato e padre di una bambina di due anni.

Giovanni Cavallaro: 47 anni, nato in provincia di Messina e residente a Nizza Monferrato, maresciallo in servizio al comando provinciale di Asti. Era noto con il soprannome di 'Serpico'. Lascia la moglie e la piccola Lucrezia, 4 anni.

Alfio Ragazzi: 39 anni, maresciallo dei carabinieri in servizio al Ris di Messina, sposato e con due figli di 13 e 7 anni. Era partito in luglio e sarebbe dovuto rientrare a Messina sabato prossimo: i familiari stavano già preparando la festa.

Ivan Ghitti: 30 anni, milanese, carabiniere di stanza al 13/mo Reggimento Gorizia. Era alla sua quarta missione di pace all' estero, dopo essere stato tre volte in Bosnia. Lascia i genitori e una sorella.

Daniele Ghione:, 30 anni, di Finale Ligure (Savona), maresciallo dei carabinieri in servizio nella compagnia Gorizia. Era Sposato da poco. Era stato ausiliario dell' Arma, poi si era congedato e iscritto all' Associazione carabinieri in congedo.
 
Enzo Fregosi: 56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno dove viveva con la famiglia. Lascia moglie e due figli, un maschio, anche lui carabiniere, e una ragazza che studia all'Università.

Alfonso Trincone: 44 anni, era originario di Pozzuoli (Napoli) ma risiedeva a Roma con la moglie e i tre figli. Il sottufficiale era in forze al Noe, il Nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell' Ambiente.

Massimiliano Bruno: maresciallo dei carabinieri di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni scientifiche (Racis) di Roma. Viveva con la moglie a Civitavecchia. I genitori e un fratello vivono a Bologna.

Andrea Filippa: 33 anni, torinese, carabiniere dall' età di 19. Era esperto di missioni all' estero che lo tenevano costantemente lontano da casa. Prestava servizio a Gorizia presso il 13/o Battaglione Carabinieri. Viveva a San Pier D' Isonzo insieme alla giovane moglie, sposata nel 1998.

Filippo Merlino: 40 anni, originario di Sant' Arcangelo (Potenza), sposato. Con il grado di maresciallo comandava la stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova).

Esercito:
- Massimo Ficuciello (figlio del generale Alberto Ficuciello), militare dell' Esercito;
- Silvio Olla, 32 anni, Isola di Sant' Antioco (Cagliari), sottufficiale della Brigata Sassari.
- Emanuele Ferraro, militare dell' Esercito
- Alessandro Carrisi, militare dell' Esercito.

Allora???????

ThePacky
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lunedì, 27 marzo 2006, ore 11:13

"Viva Mangano"

Giovane: "Viva Mangano, Viva Mangano, Viva Mangano"

Premier:  "Non ti permettere di dire cose del genere a una persona perbene come me, e tu sei solo un coglione".   (Genova 22/03/06)

Vittorio Mangano (18 agosto 1940 - 23 luglio 2000) è stato un personaggio legato a Cosa Nostra, conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito gli iter processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome di lo stalliere di Arcore.

Fu indicato al maxi-processo di Palermo, sia da Tommaso Buscetta che da Totò Contorno, come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra, della famiglia di Pippo Calò, il capo della famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta).

Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse tra il 1973 e il 1975. Era stato proposto per quell'incarico da Marcello Dell'Utri.

Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all'ergastolo per duplice omicidio per gli omicidi di Giuseppe Pecoraro e di Giovambattista Romano, vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. Di quest'ultimo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale.[3] Verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.


Mangano morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio 2000, in carcere, dov'era già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione). Era malato di cancro. Nella lapide della sua tomba a Palermo è riportata la frase «rifiutò di barattare la sua dignità con la libertà».

L’ex stalliere di casa Berlusconi

L’impiego di Mangano da parte di Berlusconi come stalliere e factotum ad Arcore tra il 1993 e il 1994 era una questione che interessò i magistrati. Cancemi disse loro che Riina aveva deciso di gestire direttamente i presunti contatti con Berusconi e Dell’Utri. Nel febbraio 1994 e nell’aprile 1998, in entrambi i casi rispondendo alle domande dei magistrati di Caltanisetta, Cancemi  disse che Riina, intorno alla fine  del 1990, gli aveva dato istruzioni di coordinare Mangano, un subordinato  che faceva parte del mandamento guidato da Cancemi, di farsi da parte, lasciando gestire direttamente i rapporti con Del’Utri e Berlusconi a Riina.

I processi per le stragi Falcone e Borsellino hanno ripercorrono minuziosamente le indicazioni dei pentiti su nuovi referenti politici di Cosa nostra e i canali attivati per trarne il massimo dei vantaggi. La procura di Caltanisetta e Firenze hanno anche svolto meticolose indagini sui “mandanti occulti” delle stragi iscrivendo nel registro degli indacati Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Ma l’unico processo fatto è quello di Marcello Dell’Utri , condannato in peimo grado a 11 anni, condannato pel le collusioni con le cosche siciliane.  (Marco Travaglio, L'odore dei soldi)

Mangano chiamava Dell’Utri

Il legale di Vittorio Mangano, lo 'stalliere' di Arcore, chiamava spesso l'utenza telefonica del senatore Marcello Dell'Utri. Lo ha accertato il vicequestore di Polizia, Gioacchino Genchi, consulente informatico della Procura di Palermo, che questa mattina ha deposto a Palermo al processo a carico dell'ex manager di Publitalia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Genchi, rispondendo alle domande del pm Nico Gozzo, ha elencato numerose telefonate che sarebbero state effettuate dall'avvocato Francesco Marasa', legale di Mangano, tra il '97 e il '98 all'indirizzo di Dell'Utri. ''C'e' una coincidenza cronologica - ha spiegato Genchi - con l'avvocato Marasa' che chiama, nell'arco di una giornata, prima le utenze telefoniche dei familiari di Mangano, e poi con lo stesso cellulare, chiama il telefono personale di Dell'Utri''. Il vicequestore ha anche inziato a parlare delle telefonate compiute da Domenico Orsini, uno dei fondatori del partito 'Sicilia Libera', verso l'utenza di Dell'Utri. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione dei difensori dell'imputato, Enrico Trantino e Roberto Tricoli, secondo i quali le parole di Genchi sarebbero state ''fuori dall'articolato di prova ammesso dal Tribunale''. ''Questo - ha detto Trantino - e' diventato un processo enciclopedico e ha assunto dimensioni non controllabili''. Per questo, hanno chiesto la sospensione dell'udienza e l'ammissione di tutti gli atti relativi al processo 'Sicilia Libera'. Genchi ha, inoltre, ricordato al Tribunale presieduto da Leonardo Guarnotta le telefonate compiute da un telefono cellulare in uso ad Enrico Di Grusa, genero di Vittorio Mangano, verso il telefono di Dell'Utri.''Il 9 giugno del '96 - ha detto - sono partita dal telefono in uso a Di Grusa diverse telefonate, tra cui a Mangano, fino ad arrivare a Marcello Dell'Utri. Una telefonata durata 84 secondi in tutto''. Lo stesso cellulare avrebbe anche chiamato lo studio legale Dominioni, legale di Dell'Utri. ''Sono soggetti - ha detto - che hanno fatto da tramite ad altri soggetti''. ''Le telefonate dell'avvocato Marasa' non dicono proprio nulla, anzi rappresentano il 'deserto probatorio''': cosi' Dell'Utri ha commentato all'Adnkronos le dichiarazioni del vicequestore, al termine dell'udienza di oggi che e' stata rinviata a lunedi' prossimo, 18 febbraio. ''Io non ho mai avuto un numero telefonico diretto - ha proseguito l'imputato - tutte le mie telefonate venivano smistate dal centralino. E qui viene dimostrato che le telefonate arrivavano al centralino, dove chiamano migliaia di persone per parlare con me''.

(Adakronos 12 febbraio 2002)

Intervista a Borsellino

Questa è una piccola parte dell'intervista rilasciata nella sua casa di Palermo dal giudice Paolo Borsellino il 21/5/1992 (due giorni prima della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone) a Fabrizio Calvì e Jean Pierre Moscardò, due giornalisti francesi che stavano realizzando un documentario sugli affari della mafia in Europa.

Parti di questa intervista sono state proposte in tv il 16 marzo 2001 dalla trasmissione "Il Raggio Verde" di Michele Santoro e da "Terra" settimanale di approfondimento del tg5 il 24 marzo 2001.

Ne riporto domande e risposte, escludendo le parti riguardanti i possibili rapporti illeciti fra Vittorio Mangano, Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi, perché in merito il giudice Borsellino parlava non con diretta conoscenza dei fatti e delle indagini allora in corso alla Procura di Palermo.

Vittorio Mangano (profilo tratto da "Terra" del tg5), fatto assumere da Marcello Dell'Utri come fattore ("stalliere") nella villa di Silvio Berlusconi di Arcore (Milano) ed imprenditore già famoso in Francia per l'avventura dell'emittente televisiva "La Cinq". E' morto il 23/7/2000, gli erano stati concessi gli arresti domiciliari a causa delle sue precarie condizioni di salute, aveva 58 anni.

Borsellino: Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in un periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane.
(sospensione per una telefonata ricevuta) Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come "uomo d'onore" appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista: "Uomo d'onore" di che famiglia?

Borsellino: Uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè del....di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia alla quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì dal....da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove, come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga che....dei traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista: E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino: Il Mangano di droga....eh....Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come "magliette" o "cavalli".

Giornalista: Comunque lei in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di "cavalli" al telefono vuol dire droga?

Borsellino: Sì, tra l'altro questa tesi dei "cavalli" che vogliono dire droga, è una tesi che fu asseverata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tant'è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi-processo per traffico di droga.

Giornalista: Dell'Utri non c'entra in questa storia?

Borsellino: Dell'Utri non è stato imputato del maxi-processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista: A Palermo?

Borsellino: Si, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista: Marcello Dell'Utri o Alberto Dell'Utri?

Borsellino: Non ne conosco i particolari, (consulta delle carte, che aveva dinanzi sulla scrivania) potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di....Dell'Utri Marcello e Alberto, entrambi.

Giornalista: I fratelli?

Borsellino: Sì.

Giornalista: Quelli della Publitalia?

Borsellino: Sì.

Giornalista: Mangano era un "pesce pilota"?

Borsellino: Sì, guardi....le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco....erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord-Italia.

Giornalista: Si è detto che ha lavorato per Berlusconi ?

Borsellino: (lungo sospiro) Non le saprei dire in proposito o...anche se....dico....debbo far presente che....come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, poiché ci sono....so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali....non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbono rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista: C'è un'inchiesta ancora aperta?

Borsellino: So che c'è un'inchiesta ancora aperta.

Giornalista: Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino: Sì.

(Fonti: Repubblica, L'odore deo soldi, Wilkipedia, RaiNews24)

Link & Fonti:
Rapporti tra Dell'Utri e Mangano in alcune testimonianze processuali  
Repubblica
L'odore deo soldi, Marco Travaglio
Berlusconi e lo stalliere di Arcore

Intervista a Borsellino

ThePacky
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venerdì, 24 marzo 2006, ore 10:39

GIUSEPPE PINELLI

Il 1968 e il 1969 sono anni dove la contestazione operaia e studentesca sembra portare a grandi cambiamenti.Tra il gennaio e il dicembre 1969 vengono compiuti 145 attentati quasi tutti di matrice fascista.

Il 25 aprile 1969 gli anarchici sono accusati e poi assolti di vari attentati alla fiera di Milano. Un anarchico di nome Braschi viene invitato durante un interrogatorio dal commissario Calabresi a buttarsi dalla finestra.

Il 12 dicembre 1969 a Milano nella sede della banca nazionale dell'agricoltura in piazza Fontana alle 16,37 scoppia una bomba che causa la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88.Nella stessa ora a Roma scoppiano altre bombe. Infine nella banca Commerciale di Milano viene trovata una borsa contenente una bomba che in tutta fretta, viene fatta esplodere eliminando una prova preziosa per le indagini.Immediatamente, a dimostrazione di un disegno già preordinato le indagini senza alcun indizio seguono la pista anarchica. Il commissario Luigi Calabresi già alle 19,30 ( 3 ore dopo la strage) ferma alcuni anarchici davanti al circolo di via Scaldasole.

Nella notte del 12/12/1969 sono illegalmente fermate circa 84 persone quasi tutte anarchiche, tra cui Giuseppe Pinelli. Il lunedi 15/12 viene arrestato con l'accusa di starge Pietro Valpreda, anarchico. Dopo più di tre anni di galera, innocente sarà completamente assolto. I giornali partono con una campagna stampa di calunnia e denigrazioni sposando le tesi della questura.

La sera del 15 dopo 3 giorni di continui interrogatori muore, volando dalla questura del 4° piano della questura, Giuseppe Pinelli. Aldo Palumbo, cronista dell'Unità, mentre cammina sul piazzale della questura sente un tonfo poi altri 2 ed è un corpo che cade dall'alto, che batte sul primo cornicione del muro, rimbalza su quello sottostante e infine si schianta al suoloper metà sul selciato del cortile per metà sulla terra soffice dell'aiuola.

Nella stanza dell'interrogatorio sono presenti il commissario Luigi Calabresi, i brigadieri Panessa, Mucilli, Mainardi, Caracutta e il tenente dei carabinieri Lograno che saranno tutti per 'meriti' elevati di grado. Il questore Marcello Guida, nel 1942 uomo di fiducia di Mussolini e direttore del confino politico di Ventotene, già 20 minuti dopo, dichiara che il Pinelli si è suicidato e che il suicidio è una ammisione di colpevolezza perché "l'alibi era crollato".

Nel primo mese vengono fornite 3 versioni contrastanti di come sarebbe venuto il suicidio. Gli anarchici accusano subito la polizia di assassinio e i fascisti e lo stato di essere gli autori delle stargi. Parte una campagna di controinformazione con assemblee, cortei, libri,fino ad arrivare ad un processo allo stato.

Si scopre che a mezzanotte meno due secondi (2 minuti e 2 secondi prima della caduta di Pinelli) venne chiamata l'autoambulanza. La stanza dell'interrogatorio larga m.3,56x4,40 e contenenti vari armadi e scrivania ela presenza di 6 persone rende impossibile uno scatto di Pinelli verso la finestra. La stranezza che la finestar fosse aperta trattandosi di dicembre e di notte. Pinelli cade scivolando lungo i cornicioni. Non si è dato quindi nessuno slancio. Egli cade senza un grido e senza portare le mani a protezione della testa, come se fosse già inanimato.

Nononstante questo il 3 maggio 1970 il caso per lo stato è chiuso: il procuratore Gaizzi archivia la morte di Pinelli come "Morte accidentale". Nel giugno 1971 nel processo contro Calabresi accusato dal giornale 'Lotta continua' di essere responsabile di omicidio viene riesumata la salma di Pinelli. Sul collo viene riscontrata una ecchimosi di cm 6x3 presumibilmente provocata da un colpo di karaté (metodo usato dalla polizia) sicuramente precedente alla caduta.Vengono fatte prove con un manichino che escludono completamente il suicidio.

Nell'ottobre 1975 il processo si conclude senza né suicidio né omicidio ma con l'allucinante verdetto di malore attivo. Il Pinelli secondo la giustizia si sarebbe sentito male e avvicinatosi alla finestar con attorno 6 persone sarebbe inavvertitamente scivolato. Cosa impossibile perchè il baricentro della sua altezza(1,67 m) era inferiore all'altezza della ringhiera (97 cm).In pochi credono a quella sentenza il 16-12-77 con un corteo i democratici e dli antifascisti milanesi portano per ricordare Pinelli una lapide in piazza Fontana dove si trova tuttora

Dopo 20anni, il 16 maggio 89 a Modena gli anarchici si ritrovano in piazza con una rappresentazione teatrale per non dimenticare. Per aver distribuito durante la manifestazione un volantino che ricorda l'assassinio di Pinelli 2 anarchici vengono denunciati per oltraggio all'onore del corpo della polizia di stato.


Giorni fà il comune di Milano aveva deciso di sostituire la targa dedicata a Giuseppe Pinelli, posta in Piazza Fontana. La precedente, apposta dal circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, si riferiva a Pinelli come "ucciso innocente". Quella apposta dal comune recita invece "morto tragicamente". La targa era stata già sostituita nel 2004 dagli anarchici milanesi a causa dello stato di disfacimento dell'originale esposto per oltre trent'anni al clima meneghino.
La sostituzione della targa, avvenuta improvvisamente e di notte (ufficialmente per evitare possibili incidenti che una sostituzione ufficiale ed annunciata avrebbe potuto procurare) e' stata considerata da alcuni esponenti del mondo anarchico e della sinistra come un'operazione elettorale dovuta alle imminenti elezioni politiche e elezioni amministrative per il sindaco.

Il 23 Marzo 2006, gli anarchici del Ponte della Ghisolfa hanno ricollocato in piazza Fontana la targa in ricordo di Giuseppe Pinelli con su scritto "...ucciso innocente".

Link:   Wilkipedia   Unità   Pinelli 

 

ThePacky
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lunedì, 20 marzo 2006, ore 11:38

La Claque

Gli industriali accusano Berlusconi "Si è portato dietro la claque"
Gli organizzatori del convegno parlano di 250 'applauditori' arrivati poco prima del premier e andati via contemporaneamente a lui (Repubblica)


«Arriva Berlusconi». E la sala all'improvviso si riempì
Artioli denuncia: sono venuti in 250 con il Cavaliere. Kroes sbigottita, poi le spiegano: è uno show
(Corriere)

E per non fare brutta figura, si porta anche la claque (Unità)

Ha fatto saltare le regole (come è nella sua natura) fino a portarsi una claque di 250 persone accreditate all’ultimo momento (manovra che era già successa nel 2001 a Parma). (il Riformista)

«Un vescovo del Medioevo mangia una bistecca di venerdì. Gli dicono: vescovo, è peccato. E lui: bistecca, ego te baptizo piscem, io che sono ministro della Salute ad interim, mi sono battezzato in salute».

"Bravo Silvio vai vai!!!!!"

 


«Non dobbiamo farci prendere la mano dal pessimismo dei giornali che leggiamo tutte le mattine: il Corriere della Sera, la Stampa, il Sole 24 ore, la Repubblica, il Messaggero... Ditemi voi se non siamo già in una situazione di pericolo per la democrazia, perché ci sono cose che sono contestabili».

"Bene Bene vai così Viva Silvioooo" 

 

«L'imprenditore che dà il suo appoggio alla sinistra è uscito di testa. Chi appoggia la sinistra e si mette sotto il mantello protettivo di Magistratura democratica significa che ha qualcosa da nascondere, qualche scheletro nell'armadio».

"Sei il Numero Uno Silvio!!!!!"

 

«Non è vero che ci siamo impoveriti in questi anni. Siate ottimisti, sono aumentate perfino le nascite. La crisi è solo nella volontà della sinistra e nei giornali che sono suoi alleati. Si sono inventati un declino che non c’è per andare al potere. Sappiate che per loro le imprese sono solo macchine che consentono lo sfruttamente dell’uomo sull’uomo, che il profitto è lo sterco del diavolo».

"Silvio Silvio Silvio Silvio Silvio!!!!!!!!!!"

ThePacky
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